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2026-07-06 Persone & Cantiere

Non è mio compito: il virus dell'indifferenza

“Nessuno me l’ha detto.” “Nessuno mi ha passato quel documento.” “Nessuno mi ha fornito quell’informazione.”

Tre frasi che si sentono ogni giorno, in ufficio come in cantiere. Sembrano difese ragionevoli — in fondo, è vero, nessuno l’ha detto. In realtà sono autocertificazioni di sostituibilità.

Il compitino ti rende sostituibile

Il ragionamento è semplice, quasi brutale. Se il tuo contributo si esaurisce nello spuntare i task che ti sono stati assegnati — finiti quelli, ho finito io — allora sei una figura sostituibile per definizione. Il giorno in cui l’azienda volesse cambiarti, le basta trovare un’altra persona che sappia fare il compitino tanto quanto te. Magari a un costo inferiore. E perché dovrebbe continuare a investire su una figura che si limita a eseguire quei quattro task assegnati, quando il mercato è pieno di persone che sanno fare esattamente questo?

Quello che non si può sostituire facilmente è altro: chi migliora un processo, chi sistema una procedura che perdeva pezzi, chi propone iniziative, chi rende più semplice la comunicazione tra dipartimenti che non si parlavano. Quel “qualcosa in più” non è retorica aziendale: è la differenza tra occupare un ruolo ed esercitare una professionalità.

Chi fa il compitino contro il professionista: due modi di stare in un progetto

Una questione di orgoglio, prima che di carriera

C’è l’argomento economico, e c’è un argomento che per me viene prima: l’orgoglio professionale. Se sei un professionista e vuoi essere definito come tale, la tua professionalità la metti in gioco: studi, ti applichi, sei parte del gruppo con cui lavori e ti chiedi come le cose potrebbero essere fatte meglio. Non perché qualcuno te l’ha chiesto, ma perché è questo che distingue un professionista da un esecutore.

È lo stesso principio che vale per chi presidia i numeri di una commessa: il cost controller che aspetta che i dati arrivino da soli non sta facendo il suo mestiere. Il mestiere è andarli a cercare.

L’informazione non arriva? Vai a prendertela

La proattività, in concreto, è soprattutto questo. Ti serve un’informazione per fare il tuo lavoro? Alza il telefono. Vai fisicamente dove quell’informazione si trova. Chiedi a chi la possiede. Quello che non ha senso è restare seduti a braccia conserte a dire “se nessuno mi darà quell’input, io sto qui ad aspettare” — mentre l’attività ferma diventa un ritardo, e il ritardo diventa un problema di qualcun altro.

Nessuno ti impedisce di andartela a cercare. E nella maggior parte dei casi, nessuno ti ha nemmeno mai chiesto di aspettare.

No, non è scope creep

Visto che di project management parliamo spesso, tolgo subito l’obiezione tecnica: questo non è scope creep. Lo scope creep riguarda il perimetro del progetto — fare lavoro non commissionato, ampliare lo scope senza controllo — ed è giustamente visto come un rischio da evitare. Qui parliamo di tutt’altro: di persone che lavorano già dentro un progetto, già a contatto con altri team e altre figure professionali. La proattività non allarga il cosa si fa: migliora il come lo si fa, dentro il perimetro assegnato, verso l’obiettivo comune.

Scope creep e proattività a confronto: allargare il cosa contro migliorare il come

Confondere le due cose è l’alibi perfetto per l’indifferenza: “non tocca a me” travestito da rigore contrattuale.

Il virus si diffonde

Il problema del “non è mio compito” è che è contagioso. In un team dove ognuno presidia solo il proprio recinto, le informazioni si fermano ai confini delle mansioni, i problemi rimbalzano senza proprietario e l’obiettivo comune resta un concetto da slide. L’indifferenza di uno legittima quella del vicino. Ma funziona anche al contrario: la proattività si diffonde con lo stesso meccanismo, ed è molto più redditizia.

E tu come la vedi? Il confine della tua mansione è un limite da rispettare o un punto di partenza? Se pensi che fare solo il proprio sia la scelta giusta, mi interessa anche quella campana.

Tratto dall’EP.17 del podcast Costruzioni Competenze — anche su YouTube.

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