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2025-05-01 Contratti & Claims

DBB, Design & Build, EPC, IPD: come scegliere il delivery method

C’è una domanda che si sente raramente nelle fasi iniziali di un progetto, ma che determina quasi tutto quello che viene dopo: con quale modello contrattuale stiamo strutturando questa commessa?

Nella maggior parte dei casi la risposta è automatica: Design-Bid-Build, perché si è sempre fatto così, perché lo richiedono le procedure interne, perché la normativa pubblica spinge in quella direzione. Il problema non è la risposta in sé — è che spesso arriva senza una domanda vera.

Il delivery method non è un tecnicismo da lasciare all’ufficio contratti. È una scelta che distribuisce rischi, tempi e responsabilità tra tutti gli attori del progetto. Sceglierlo per abitudine significa portarsi a casa i problemi che quel modello genera — anche quando esistevano alternative più adatte.

Il contratto ha un ciclo di vita: non comincia alla firma

Il contratto non nasce quando viene firmato. Nasce molto prima, e si chiude molto dopo.

In fase di Discovery — raccolta dati, definizione dello scope, analisi dei vincoli e del rischio — i contractor che entrano già qui possono influenzare le priorità progettuali. Non è sempre possibile, ma quando lo è, cambia la qualità di tutto quello che viene dopo.

Nel Pre-award si fanno, o non si fanno, le domande giuste: documentazione di gara, modelli di prezzo, condizioni contrattuali. Una clausola ambigua in questo stadio non è un dettaglio: è un claim potenziale. Molte dispute nascono da ambiguità che nessuno ha voluto affrontare perché sembrava prematuro.

L’Award/Kickoff è spesso trattato come una formalità. Non lo è. È il momento in cui si costruisce la governance operativa del progetto: chi fa cosa, quali sono le milestone, chi ha quale responsabilità. Un kickoff serio non è un evento simbolico con qualche slide.

Durante l’Execution, il contratto deve stare sul tavolo, non in un cassetto. Ogni modifica gestita al volo, ogni accordo verbale non tracciato formalmente, è un claim che si accumula.

Il Closeout è la fase più sottovalutata. È qui che si consolidano o si perdono i margini: documentazione as-built, lesson learned, liquidazione delle partite aperte. Chi la trascura scopre spesso che i soldi che pensava di avere guadagnato non ci sono più.

I cinque modelli a confronto

Ognuno risponde a priorità diverse — non c’è un modello migliore in assoluto.

Design-Bid-Build (DBB) — il modello tradizionale: prima si completa la progettazione, poi si va a gara, poi si costruisce. Il cliente mantiene il massimo controllo, ma i tempi sono lunghi e il rischio di conflitto tra progettista e impresa è strutturale. Uno ha progettato, l’altro deve costruire, e gli interessi non sempre coincidono. È il modello dominante nel settore pubblico e in tutto quello che è normato.

Design & Build (DB) — progettazione e costruzione sotto un unico contratto, un’unica responsabilità, tempi più brevi perché le due fasi si sovrappongono. Il punto critico: il cliente deve sapere con chiarezza cosa vuole prima di firmare. Se le specifiche sono vaghe, il rischio si trasferisce nell’esecuzione — e le sorprese costano.

EPC (Engineering, Procurement, Construction) — il modello chiavi in mano. Il contractor garantisce tempi, costi e performance. Adatto a infrastrutture complesse dove il cliente vuole concentrarsi sul risultato, non sul processo. Il prezzo di questa certezza è che il contractor incorpora nel prezzo un premio per i rischi che si assume.

IPD (Integrated Project Delivery) — tutti gli stakeholder — cliente, progettisti, costruttori, fornitori — condividono rischi e benefici fin dall’inizio. Richiede fiducia e trasparenza reale, non di facciata. Si avvicina alla logica Lean. Funziona bene in Nord America per progetti ospedalieri e scolastici. In Italia è ancora poco diffuso.

CM at Risk (Construction Management at Risk) — il construction manager entra in fase di progettazione, contribuisce alla constructability, e poi garantisce un prezzo massimo (GMP, Guaranteed Maximum Price). Combina flessibilità in fase di sviluppo con controllo dei costi in fase esecutiva.

I 5 delivery method a confronto: caratteristiche, utilizzo, rischi

Come si sceglie

Non esiste un modello universalmente superiore. La scelta dipende da alcune variabili concrete.

La prima è la complessità tecnica. Un progetto con specifiche di performance difficili da definire in anticipo mal si adatta a un EPC: il contractor si troverà a gestire l’incertezza, e quella incertezza finirà nel prezzo o nelle varianti.

Poi ci sono i tempi. Se le tempistiche non sono negoziabili, DB e CM at Risk permettono di sovrapporre progettazione ed esecuzione. Il DBB ha sequenze rigide che non si comprimono.

La distribuzione del rischio è un’altra variabile. Con l’EPC passa al contractor, con il DBB resta al cliente. Non è una questione di qualità del modello: è una questione di chi ha la capacità di gestire quel rischio — e a che prezzo.

Il livello di controllo che vuole mantenere il cliente incide su risorse, interfacce e coinvolgimento interno. L’EPC libera dalla gestione quotidiana, ma richiede un brief iniziale preciso. Se le specifiche sono vaghe, i problemi arrivano comunque — solo più tardi.

Infine, la cultura organizzativa. L’IPD richiede una maturità relazionale che non si improvvisa. Il DBB funziona bene dove le procedure sono rigide e la tracciabilità è prioritaria. Non si cambia modello senza cambiare i comportamenti attorno.

5 domande per scegliere il delivery method giusto

Un esempio concreto

Su un magazzino logistico di oltre 30.000 m² con tempistiche non negoziabili, la scelta è caduta sul Design & Build. Progettazione ed esecuzione in parallelo, governance verticale, interlocutore unico.

La lezione principale non è stata tecnica — è stata operativa. Le specifiche iniziali devono essere chiare prima di firmare, non dopo: ogni ambiguità nel brief diventa una discussione costosa durante l’esecuzione. La comunicazione deve essere snella e diretta. E il rispetto reciproco tra le parti non è un’aspirazione: è una condizione necessaria perché un DB funzioni davvero.

Con specifiche vaghe e un rapporto contrattuale conflittuale, lo stesso modello avrebbe prodotto risultati opposti.

A valle di qualunque delivery method, la gestione dei subappalti è il terreno dove si gioca concretamente il margine di progetto. Come funziona la contabilità passiva come presidio tecnico lo spiego in Contabilità passiva: non è pagare le fatture, è controllare il progetto.


Nel tuo prossimo progetto, la scelta del delivery method è stata una decisione consapevole o il risultato di un’abitudine?

Tratto dall’EP.12 del podcast Costruzioni Competenze.

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