← Tutti gli articoli

2025-03-15 Pianificazione & Tempi

Il Critical Path mente — e noi continuiamo a credergli

Ogni cantiere ha il suo programma con il percorso critico evidenziato in rosso. Dovrebbe essere il filo conduttore di tutto: le attività da presidiare, le sequenze che non si possono toccare, il terreno minato dove un ritardo si propaga a cascata.

Peccato che quel rosso spesso descriva una finzione.

Perché il CPM nasce già limitato

Il Critical Path Method è stato sviluppato negli anni Cinquanta per la Marina militare americana, in un contesto industriale con attività ripetibili, durate prevedibili e interfacce controllate. Funzionava perché quelle condizioni erano reali.

In un cantiere di grandi infrastrutture, quelle condizioni esistono raramente tutte insieme. Le lavorazioni si sovrappongono. Le interfacce tra subappaltatori cambiano settimana per settimana. Le forniture arrivano in ritardo. Il meteo non è un parametro, è un personaggio attivo.

Eppure il CPM è rimasto il linguaggio contrattuale dominante — imposto dai capitolati FIDIC, accettato acriticamente da chi pianifica, presentato al cliente come fotografia della realtà.

Il problema non è che i dati inseriti siano sbagliati. Il problema è che il modello è sbagliato.

Il meccanismo che trasforma ogni slittamento in emergenza

Il CPM ottimizza sulla carta eliminando i buffer dal programma. Il ragionamento è: se ogni attività dura il suo tempo minimo e le sequenze sono corrette, il progetto finirà alla data pianificata.

Il risultato pratico è l’opposto. Senza buffer espliciti, ogni attività critica diventa un punto di rottura potenziale. Quando una lavorazione slitta — e in cantiere slitterà, è una questione di quando — la cascata è immediata. Non perché qualcuno abbia sbagliato, ma perché il piano non aveva margine di assorbimento.

Il CPM elimina i buffer: ogni attività critica diventa un punto di rottura

Ho visto programmi perfetti su Primavera diventare carta straccia nel giro di due settimane. Non per incompetenza di chi pianificava: per un modello che non tollera l’incertezza, in un ambiente dove l’incertezza è strutturale.

L’alternativa: TAKT Planning

Esiste un approccio diverso che parte da un’altra domanda. Non “qual è la sequenza ottimale delle attività?” ma “a che ritmo deve avanzare la produzione su ogni fronte?”

Il TAKT Planning — dal tedesco Takt, battito, ritmo — ottimizza il flusso di lavoro invece delle singole attività. Ogni fronte di cantiere avanza a un ritmo costante e sincronizzato. I buffer non vengono eliminati per ottimizzare il programma: vengono dichiarati, dimensionati e protetti.

Il vantaggio concreto è che le interferenze tra lavorazioni vengono identificate e risolte prima che diventino emergenze. Se due squadre si ostacolano su un fronte, lo vedi sul TAKT prima che succeda — non dopo che è già successo e il ritardo è registrato.

CPM vs TAKT Planning: due modelli a confronto

Come usarli insieme: il CPM non si butta

Il CPM non sparirà dai contratti nel breve termine. Non ha senso — e non è possibile — andare dal cliente con un programma che non lo rispetti.

La soluzione pratica lavora su due livelli: il CPM per i requisiti contrattuali e per la comunicazione con il cliente, e strumenti di pianificazione a breve termine per governare davvero l’esecuzione.

Il più efficace è il Last Planner System. L’idea è che chi pianifica le attività della settimana entrante siano i capiquadra e i tecnici di campo — gli ultimi pianificatori, quelli che conoscono la realtà del fronte. Non il project manager dalla scrivania.

Ne parlo in dettaglio in Quando il planning diventa teatro — e come pianificare davvero: come il Last Planner System cambia il meccanismo di pianificazione dal basso verso l’alto, e perché funziona meglio di qualsiasi strumento calato dall’alto.

Il punto reale

Il CPM non è sbagliato come strumento matematico. È sbagliato come unico strumento di controllo in un ambiente dove ogni settimana accade qualcosa che il programma non aveva previsto.

Affiancarlo con TAKT e Last Planner non significa complicarsi la vita. Significa smettere di fare finta che il rosso sul Gantt dica tutta la verità — e iniziare a pianificare con quello che il cantiere ti mette davanti ogni mattina.

Nel tuo progetto, il percorso critico riflette quello che succede davvero in cantiere — o è diventato un documento da aggiornare per il cliente?

Tratto dal podcast Costruzioni Competenze.

Condividi l'articolo

LinkedIn