2026-07-26 Contratti & Claims
Nell’esame PMI-CP il dominio Contracts Management pesa il 50%. Su 120 domande, una sessantina riguardano contratti, rischio contrattuale e controversie. Gli altri tre domini si dividono la metà restante.
È il dato che sorprende chi si avvicina alla certificazione pensando di trovare una versione “edile” del PMP. Non lo è. È un esame sui contratti, con intorno una certificazione di project management — ne ho scritto raccontando come è nata.
Questa è la mappa di cosa c’è dentro quel 50%, e in che ordine ha senso affrontarlo.
Cosa contiene il dominio
Cinque blocchi, che si tengono in fila logica: prima capisci come vive un contratto, poi come lo scegli, poi come distribuisci il rischio, poi come eviti i problemi, e solo alla fine come li risolvi quando comunque arrivano.
L’ordine non è casuale, ed è anche l’ordine in cui conviene studiarli.
1. Il ciclo di vita contrattuale
Il concetto da cui parte tutto: un contratto non nasce alla firma e non muore al collaudo. Ha una fase di impostazione, una di gestione quotidiana e una di chiusura, e le decisioni prese nella prima determinano quanto sarà doloroso il resto.
È il punto su cui l’esame insiste di più, perché è il punto su cui il settore sbaglia di più: il contratto firmato e messo nel cassetto, tirato fuori solo quando c’è da litigare.
→ Approfondimento sul sito: Il contratto ha un ciclo di vita: non comincia alla firma
2. I delivery method
DBB, Design & Build, EPC, IPD, CM at Risk. Non sono formule burocratiche: sono cinque modi diversi di distribuire responsabilità, rischio e controllo tra committente e appaltatore.
All’esame te li ritrovi sotto forma di scenario: dato questo progetto, con questi vincoli, quale modello è più appropriato? Serve saperli distinguere per conseguenze, non per definizione.
→ Approfondimento: DBB, Design & Build, EPC, IPD: come scegliere il delivery method
3. L’allocazione del rischio
Qui sta il cuore concettuale del dominio. Il principio che l’esame vuole sentirti dire è uno: il rischio va assegnato a chi è nella posizione migliore per gestirlo, non a chi ha meno potere contrattuale per rifiutarlo.
Scaricare tutto sull’appaltatore sembra furbo e non lo è: il rischio non sparisce, viene prezzato — e se non era prezzabile, torna sotto forma di claim.
→ Approfondimenti: Risk management in costruzione: strumenti pratici e Un rischio scritto nel register non è un rischio gestito
4. La prevenzione dei claim
Questa è la parte che cambia di più la testa, e il motivo per cui vale la pena studiarla anche se l’esame non lo dovessi mai fare.
L’impostazione della PMI-CP è che un claim gestito bene è un fallimento evitato solo a metà. L’obiettivo non è vincere la controversia: è non arrivarci. Comunicazione, notice tempestive, documentazione continua, contraddittorio precoce.
E qui il collegamento con il resto della certificazione diventa evidente: la comunicazione inefficace è il primo dei pain point da cui è nata la PMI-CP, e i claim sono il posto dove quella inefficacia presenta il conto.
→ Approfondimenti: Un claim non è un conflitto e Costruire un claim: identificare, quantificare, documentare
5. La risoluzione delle controversie
La scala: negoziazione diretta, mediazione, dispute board, arbitrato, giudizio. Il principio che l’esame premia è risolvere prima e più in basso possibile — ogni gradino che sali costa di più, dura di più e rompe di più il rapporto.
Vale la pena sapere che in Italia il primo gradino ha un nome nostro: le riserve. Meccanismo simile nella logica, molto diverso nelle regole formali e nei termini di decadenza.
Il pezzo che in Italia si studia poco: FIDIC
I contratti internazionali standard — FIDIC in testa, con il Red Book come riferimento per i lavori su progettazione del committente — sono materia d’esame e sono il vocabolario dei grandi progetti fuori dai confini.
La cosa da capire non sono i numeri delle clausole a memoria, ma il meccanismo delle notice: molti diritti si perdono se non comunichi entro un termine preciso. È una logica diversa da quella a cui siamo abituati, dove spesso si tratta a fine lavori. Nel mondo FIDIC, se non hai notificato in tempo, la ragione non conta più.
Se lavori o vuoi lavorare su progetti internazionali, questa è la parte che ti restituisce di più.
Sapere la materia e rispondere all’esame sono due cose diverse
Un avvertimento per chi, come me, arriva da anni di lavoro sui contratti e pensa di avere la strada in discesa.
Le domande non chiedono cosa sia una clausola. Descrivono una situazione di cantiere e chiedono cosa fai per primo. E la risposta giusta è quasi sempre quella procedurale — notifica, documenta, coinvolgi — non quella che istintivamente sembra più efficace sul campo.
L’esperienza aiuta a capire lo scenario. Non basta a scegliere l’opzione, perché lo standard premia il comportamento formale e tempestivo sopra quello risolutivo e informale. È una cosa su cui conviene allenarsi con le simulazioni, e ne ho scritto a parte: le domande d’esame PMI-CP e come si ragiona.
Come organizzare lo studio
Se il tempo è poco, l’ordine è quello dei cinque blocchi qui sopra. Se il tempo è pochissimo, concentrati su allocazione del rischio e prevenzione dei claim: sono i due su cui si costruiscono più scenari d’esame, perché sono i due dove le decisioni sbagliate costano di più.
E una cosa che a me ha funzionato: leggi ogni argomento pensando a un progetto vero che hai attraversato. La materia contrattuale studiata in astratto scivola via; agganciata a un cantiere in cui hai visto succedere quella cosa, resta.
Il percorso completo — requisiti, costi, tempi — è qui.
Tu su quale di questi cinque blocchi ti senti più scoperto? Nella mia esperienza quasi tutti sottovalutano l’allocazione del rischio, che è poi quella che decide come andrà a finire il progetto.
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